La Pachanga

Dal 1996, la prima Scuola di Balli caraibici a Terni
e la prima Scuola di Kizomba in Italia


Intervista a C4 Pedro

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Dopo tre anni di assenza, questa volta sono tornato a casa con un’energia diversa. La felicità di riabbracciare la mia famiglia si è unita all’entusiasmo di vedere i miei progetti prendere forma… un entusiasmo che man mano accendeva in me nuove idee, consapevole che avrei avuto la possibilità di concretizzarle soltanto trovandomi in Angola. I colori, gli odori, il cibo, la musica, le case piene di gente e di allegria sono stati ulteriori incentivi che mi hanno spronato a voler divulgare nel modo più corretto possibile almeno una parte della cultura della mia terra.
Per questo voglio condividere con voi una mia prima bellissima esperienza: l’intervista che ho avuto il piacere di fare ad un grande artista che risponde al nome di C4 Pedro.

Per iniziare, da dove proviene il nome C4 Pedro?

È il risultato di un insieme di cose. Da bambino vidi il film “Rush Hour” di cui mi rimase in mente la bomba C4. In Angola mi hanno sempre chiamato Kaika, in Belgio Mr P (Mister Pedro) in cui ho conosciuto il modo di dire “Cry for People” il quale veniva attribuito alle mie canzoni considerate nostalgiche. Se fossi tornato in Angola però soltanto con il nome di Mr P mi avrebbero preso per straniero. Ho quindi pensato di sostituire “People” con il mio nome, Pedro, per via della stessa iniziale in entrambe le parole. E come un mosaico… ecco nato il mio nome d’arte: C4 Pedro.

In questo momento sei il cantante angolano più popolare in Europa, specialmente in Italia e la tua carriera, per il grande pubblico, risulta essere molto recente. È proprio così o ci sono altre produzioni passate?

La musica è sempre stata la mia grande passione quindi, in realtà, ho sempre cantato. Inizialmente lo facevo per miei amici: ero felice di fargli ascoltare i brani che creavo e speravo che piacessero a tutti. Nel 2007 ero in Europa e in quell’anno ho inciso il mio primo album dividendomi tra Belgio e Francia. La vera svolta professionale invece è arrivata nel 2009, al mio ritorno in Angola.

Nel tuo studio di registrazione c’è una serie di mixer, computer, tastiere e altre apparecchiature elettroniche. Per comporre la tua musica, ti appoggi ad una band?

Produco la mia musica da solo. Ho sempre suonato diversi strumenti musicali ma oggi con la tecnologia, come puoi vedere, sono in grado di simulare qualsiasi suono io voglia. A volta mi capita di far ascoltare a maestri di musica il mio lavoro e non riescono a credere che sia stato fatto con il campionamento!

A chi ti sei ispirato per creare le tue sonorità? C’è qualcosa che ti ha spinto a cantare e suonare nel modo che conosciamo?

Avendo vissuto per alcuni anni in Belgio, ho conosciuto moltissime persone di diverse nazionalità e di conseguenza ho ascoltato musica di tutto il mondo: italiana, portoghese, francese, congolese (oltre a quella della mia terra, ovviamente) e la mia mente ha assorbito come una spugna tutte queste sonorità. Quando però provavo a suonare la mia musica, musica angolana, il risultato non era come mi aspettassi… non riuscivo ad esprimere me stesso. Quindi ho deciso di non ascoltare più alcun tipo di musica per circa due anni perché volevo cercare dentro di me quel giusto sound in grado di rappresentare le mie radici angolane.

Anche in Angola, sei tra i musicisti più richiesti della nuova generazione. Di solito chi è popolare in Angola non riscuote lo stesso successo in Europa e viceversa… come spieghi questo tuo mondiale favore di pubblico?

Sicuramente l’aver vissuto in Belgio mi ha aiutato a cercare un punto di incontro tra i gusti europei e quelli africani. Il guardare dentro di me di cui parlavamo prima è stato fondamentale. Il sogno nel cassetto era far conoscere la mia musica al di fuori dell’Angola e un ringraziamento particolare va proprio ai miei connazionali che quando si trovavano all’estero decantavano i miei brani. Quello che più riempie d’orgoglio e soddisfazione è suonare proprio per loro.

Hai anche sperimentato la vita da immigrato in Belgio. Cosa puoi dirci di questa tua esperienza?

Come per tutti gli immigrati, all’inizio ci sono state delle difficoltà ma è stata un’esperienza che mi ha aiutato a crescere e a saper affrontare la vita. Ho conosciuto persone di tantissime nazionalità e ho imparato che il mondo non è incentrato solo nel proprio paese d’origine. Mi sono impegnato per adattarmi alla vita in Belgio e questo, di conseguenza, mi ha portato a sapermi approcciare con tutti i popoli e le culture che ho incontrato lungo il mio cammino. La vita da immigrato ti aiuta a percepire i vari colori di questo arcobaleno che è il mondo.

Sei stato anche uno sportivo. Raccontaci qualcosa al riguardo.

In Europa giocavo a basket e avevo grandi aspirazioni. Non essendo molto alto mi allenavo ogni giorno ad ogni ora ma un brutto infortunio ha troncato la mia carriera sportiva. Avevo il morale a terra ma la musica mi ha salvato. È come se mi avesse preso prepotentemente per mano e fatto sorridere di nuovo. Ho capito che per il basket avevo il talento ma non la vocazione… quella era per la musica. Il basket mi ha forgiato e mi ha spinto a dare sempre il massimo. È stato poi quello che ho fatto con la musica.

In questo periodo, la cultura angolana e la Kizomba in particolare stanno vivendo un periodo molto fertile nel mondo ma soprattutto in Europa. Cosa puoi consigliare dal tuo punto di vista?

Vorrei dare un suggerimento agli angolani che si trovano nella diaspora. Sia nel ballo che nella musica si parla di autenticità della Kizomba ma c’è bisogno di una mentalità più aperta nei confronti delle contaminazioni culturali, musicali e sociali che hanno portato la Kizomba a non essere ristretta ai nostri confini ma ad essere rappresentata in tutto il mondo da musicisti e ballerini. Dall’altra parte non bisogna però snaturarla del tutto ed agire sempre nel rispetto delle sue radici e della sua essenza.

Grazie C4 Pedro per la tua disponibilità.

Grazie a te e un grande saluto a tutti gli amici di Vidalatina Magazine e ai Kizomberi d’Italia. Spero che vi piaccia il mio ultimo lavoro intitolato Projecto B4 realizzato insieme al mio amico Big Nelo, grande rappresentante dell’hip hop angolano.

A presto.

Fernando BumBum Rodrigues

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