La Pachanga

Dal 1996, la prima Scuola di Balli caraibici a Terni
e la prima Scuola di Kizomba in Italia


Intervista a Matias Damasio

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“Vou mostrar-vos uma nova terra, agora sem guerra, Angola, do meu coração”.

Non importa il paese di provenienza o la cultura a cui si appartiene: questo messaggio di pace, unito ad una melodia dolce e avvolgente, fa emozionare chiunque abbia il piacere di ascoltarlo. Quale miglior biglietto da visita per presentarvi l’autore delle splendide parole sopra citate, contenute nel brano “Pais Novo”, conosciuto durante il mio ultimo viaggio in Angola: un viaggio che mi ha permesso di entrare in punta di piedi nel mondo della musica angolana riuscendo a stare a diretto contatto con alcuni dei suoi maggiori esponenti. Oggi vi presento Matias Damásio.

Matias Damásio è un nome piuttosto nuovo nel panorama musicale angolano. Da dove provieni?
Sono originario di una regione nel sud dell’Angola, Benguela, e vivevo in quartiere molto povero da noi chiamato bairro da lixeira (quartiere della discarica). Nel 1992, durante la guerra civile, tra mille peripezie sono riuscito ad emigrare a Luanda come rifugiato con la mia famiglia per cercare una migliore condizione di vita e maggiori sicurezze rispetto a ciò che poteva offrire il resto del paese. In quel periodo, il flusso migratorio verso la capitale accomunava la storia della maggior parte degli angolani.

La vita da musicista emergente è più difficile, o almeno diversa, tra chi è oriundo di Luanda e chi no?
Questa è una domanda interessante. Tempo fa ho scritto un brano “Luanda, a cidade dos braços abertos” volendo raccontare ciò che la capitale rappresenta per tutta l’Angola. Specialmente durante i conflitti armati dovuti alla guerra civile, Luanda ha aperto le sue porte a tutti i fuggitivi angolani, tanto che oggi ospita più del 50% della popolazione totale del paese: Luanda è infatti considerata la città madre di tutti gli angolani. Come ho già detto, la città offre molte più opportunità rispetto a qualunque altra parte dell’Angola, infatti, prendendo come esempio il mio lavoro,
qui si trovano tutte le televisioni e le stazioni radio grazie alle quali ho avuto la possibilità di partecipare a vari concorsi per poi gettare le basi della mia carriera. Se fossi rimasto nella mia regione natìa probabilmente non avrei avuto la stessa fortuna. Con il dovuto impegno, che sta alla base della riuscita di qualunque tipo di percorso professionale, Luanda è un ottimo bacino per tutti gli angolani del paese.

Facciamoti conoscere meglio al pubblico italiano. Che tipo di musica componi?
Sono fondamentalmente un compositore di musica popolare angolana. I generi su cui spazio sono Semba, Kizomba, Zouk, Bolero e tutta la musica caratterizzata dalle tipiche percussioni africane.

Quando è iniziata la tua carriera?
La mia carriera è iniziata nel 2001 quando ho partecipato ad un concorso “Estrelas No Palco” ma in realtà ho sempre suonato fin da ragazzo con i miei amici nel quartiere da cui provengo essendo la musica la mia grande passione.

Qual è stato il tuo primo brano e quello a cui ti senti più legato?
Professionalmente il mio primo brano è stato “Mboa Ana” che mi ha permesso di viaggiare realizzando così uno dei miei più grandi sogni. Un brano che mi ha dato molta notorietà è stato “Porque”: con questo pezzo ho vinto un concorso di un programma radiofonico molto popolare chiamato “Top Dos Mais Queridos” trasmesso dalla Radio Nacional de Angola. “Angola”, invece, è un pezzo molto sentito in quanto rappresenta la mia terra, con la sua storia e le sue battaglie. Posso quindi dire di non essere legato in particolare ad un brano piuttosto che ad un altro perché qualunque testo io scriva o qualunque melodia io interpreti rappresentano momenti specifici e importanti della mia vita.

C’è una ragione particolare che ti ha portato a cantare e suonare?
Assolutamente si. Mio padre, militare, ha combattuto durante la guerra nel Sud Est del paese in uno dei fronti più pericolosi. In quel periodo, sentivamo parlare di una ipotetica pace ma questa pace non arrivava mai e vivevamo tutti nel terrore. Cresceva quotidiamente in me il desiderio che mio padre tornasse a casa sano e salvo e che la nostra famiglia si ricongiungesse quindi sfogavo i miei pensieri e le mie frustrazioni prendendo in mano la chitarra e suonando tutte le note che fluivano dai miei pensieri. Era il mio rifugio, la mia isola felice in cui sognavo la pace per tutti e le famiglie di nuovo unite… come si vedeva nei film.

Quanti album hai all’attivo?
Ho pubblicato tre album: “Vitoria” (2005), “Amor e Festa Na Lixeira” (2008), “Por Angola” (2012). Ultimamente è uscito un DVD che racchiude il mio periodo lavorativo dal 2008 al 2012 e prossimamente uscirà il mio nuovo album.

Per il grande pubblico dei festival di Kizomba in Italia e in Europa, tu sei rappresentato dal brano “País Novo” che fa arrivare il suo messaggio di pace anche a chi non conosce la lingua portoghese. Un messaggio, questo, talmente importante da far scambiare il tuo brano per l’inno nazionale angolano! Parlaci di questo tuo lavoro: quando lo hai scritto, quale ispirazione hai avuto, cosa rappresenta.
Rappresenta le mie radici, la terra dei miei antenati, la speranza di una vita migliore, la pace tra i popoli. L’ispirazione per questo brano è arrivata nel 2005 quando, per la prima volta nella storia, l’Angola si è qualificata, nella città di Kigali, ai Mondiali di Calcio che si sarebbero svolti nel 2006. Questo è stato un momento di grande esaltazione patriottica per tutti gli angolani: i conflitti armati dovuti alla guerra civile erano definitivamente conclusi, la pace raggiunta e la qualificazione delle “Palancas Negras” (così chiamiamo la nostra nazionale di calcio) con la successiva partecipazione al Mondiale hanno rappresentato una vera e propria iniezione di fiducia per tutta la nazione e incentivato il popolo a credere nelle grandi possibilità dell’Angola. Il nostro paese poteva farcela… poteva e doveva rinascere e crescere. Sull’onda di questo grande entusiasmo, con le immagini di Mantorras che mi passavano in testa, ho scritto “País Novo”.

Che progetti hai per il futuro?
Sicuramente continuare a produrre la mia musica affacciandomi sempre di più al mercato internazionale. Non ti nascondo che mi piacerebbe anche diventare produttore aiutando i giovani emergenti ad iniziare la loro carriera e ad avere le stesse possibilità che ho avuto io.

Secondo te, il livello di divulgazione della musica angolana nel mondo è soddisfacente?
Ancora non c’è un interesse così grande da parte delle multinazionali a promuovere i nostri artisti o la nostra musica. Sicuramente avverrà in futuro ma ancora non è così. Noi ci stiamo impegnando per far si che la nostra musica popolare angolana sia conosciuta nel mondo.

Grazie per il tempo dedicatoci, Matias.
È stato un piacere. Voglio salutare te, la redazione di VidaLatina Magazine e tutti gli appassionati di Kizomba in Italia.

 

Fernando BumBum Rodrigues

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