La Pachanga

Dal 1996, la prima Scuola di Balli caraibici a Terni
e la prima Scuola di Kizomba in Italia


Intervista a Kueno Aionda

fernando & kueno aionda

Ogni qualvolta entro in contatto con un esponente della musica angolana si aprono davanti a me delle finestre che si affacciano su panorami sempre nuovi: melodie, sfumature, culture e storie di vita diverse tra loro che però, come fossero i tasselli di un mosaico, si compongono formando il grande e variegato quadro del mondo della musica. Tra le nuovi voci di spicco della musica popolare angolana ho avuto l’immenso piacere di fare la conoscenza di un artista emergente che farà molto parlare di sé: vi presento Kueno Aionda.

Qual è la storia del tuo nome?
Il mio è un nome tipicamente angolano. Kueno viene dal Kimbundu ed è il diminutivo di Mukueno che significa “dell’altro”. Mio padre è originario della provincia di Bié, situata nell’entroterra angolano, e Aionda è un cognome in Umbundu tipico di quella zona. Con il mio nome rappresento le due principali e più numerose etnie dell’Angola.

In questo tuo primo disco ufficiale si percepisce le tua devozione a Dio e il tuo legame con la famiglia. Cosa rappresentano per te?
Sono molto legato alla mia famiglia perché è la roccaforte della mia esistenza. Lungo il nostro cammino di vita, tutti noi impariamo ogni giorno qualcosa di nuovo dal mondo esterno che ci fa diventare adulti e autonomi ma, allo stesso tempo, abbiamo bisogno di sentire in noi stessi un senso di appartenenza e questo ci viene dato dalla famiglia. Le basi su cui si fonda il nostro essere e l’educazione le ereditiamo dai nostri genitori. Per me la famiglia è il rifugio, la forza… la certezza della vita. Per quanto riguarda Dio, ti porto subito un esempio: a volte ti trovi di fronte a molti ostacoli che possono sembrare impossibile da sormontare… poi però riesci a superarli! A quel punto chiedi a te stesso da dove provenga quella determinazione che ti ha permesso di andare avanti oltre le difficoltà e, dal mio punto di vista, la risposta sta nella fede in Dio che trasmette dentro di te quella forza interiore in grado di farti affrontare e vincere le sfide della vita.

“Tu vives Em Mim” è probabilmente la tua canzone più conosciuta in Angola e all’estero ed è stata la vincitrice del “Festival da Canção de Luanda” nell’edizione 2010. Come è nata e a chi hai dedicato una poesia così romantica?
Non è dedicata specificatamente a qualcuno. È nata per una serie di coincidenze e casualità. Avevo scritto il testo del brano e, quando ho iniziato a creare gli arrangiamenti con il mio team, Heavy C. ebbe l’idea di modificare qualche passaggio del testo perché a suo avviso si sarebbe sposato meglio con la musica. E aveva ragione! Devo soltanto ringraziarlo perché le sue idee si sono rivelate vincenti e mi hanno permesso di accedere con successo al grande pubblico.

Dalle tue canzoni si suppone che tu sia una persona molto romantica. È così anche nella vita di tutti i giorni?
In realtà non così tanto… diciamo che rientro nella media! Senza falsa modestia, prima di tutto sono un poeta e allo stesso tempo un cantante e, come molte persone facenti parte di queste categorie, ho come dote insita in me quella di avere una così forte ispirazione (sembra quasi divina, a volte) tale da riuscire a trascrivere situazioni di vita o emozioni che non ho vissuto in prima persona. Magari posso raccontare di un amore sofferto che in realtà non ho mai provato! Forse questo porta a far sovrapporre il mio lato artistico alla vita di tutti i giorni.

Pensi che la nuova generazione di musicisti angolani di cui fai parte divulghi nella maniera corretta le nostre radici, la nostra cultura e dei nostri valori?
Forse sarebbe più giusto chiedere ai musicisti già ampiamente affermati come ci stiamo comportando noi giovani nell’adempimento di questo compito! Da parte mia credo che noi nuove leve abbiamo ancora moltissimo da imparare dai grandi nomi del nostro panorama musicale oltre che vivere appieno le nostre esperienze per farne tesoro. Cerchiamo comunque di trasmettere il nostro, per ora, breve vissuto basandoci su valori autentici e mettendoci tutto l’amore e tutta la passione possibili. Ad esempio, il mio modo di suonare una Kizomba o un Semba non è lo stesso di un musicista che suona Kilapanga. Ma la musica è un’arte senza confini e barriere che ci accomuna e ci unisce mantenendo l’identità propria di ognuno.

Com’è la vita di un giovane cantante in Angola attualmente?
Ha diverse sfaccettature. Bisogna essere preparati mentalmente ad affrontare difficoltà come quelle del mercato sia nazionale sia per quanto riguarda l’espansione all’estero. Devi essere pronto ad accettare diversi modi di interpretazione della tua musica perché può essere percepita da alcuni in un modo concorde al tuo pensiero ma da altri in un modo che tu stesso non avevi minimamente valutato. Inoltre bisogna conciliare gli impegni lavorativi con la propria vita privata e questo richiede qualche sacrificio.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
La certezza del futuro ce l’ha soltanto Dio. Voglio cercare di vivere appieno il presente e continuare a lavorare seguendo la mia passione.

Credi che la musica possa essere promossa in un modo migliore all’estero o quello che si fa ora è il massimo a cui possiamo aspirare?
Rispetto al passato, quello che si sta facendo oggi è tantissimo ma si può e si deve fare sempre meglio. Promuovere la musica non vuol dire soltanto avere delle capacità finanziarie ma vedere gli stessi artisti con la voglia di mettersi in gioco, avere un team che lavora in sintonia per capire e conquistare le esigenze del pubblico. I cantanti angolani hanno grandi capacità di comunicare e trasmettere emozioni musicalmente… dobbiamo mostrare questo aspetto al mondo.

Come già saprai, in Italia e in Europa c’è grande interesse per la musica angolana e specialmente per la Kizomba. Che messaggio vuoi lasciare al pubblico italiano?
Sapere che la nostra musica piaccia così tanto anche in Italia è bellissimo e sono onorato del fatto che anche le mie produzioni vengano ascoltate. Kizomba è festa quindi spero che le persone continuino ad apprezzarla sempre di più, a ballarla e a viverla col cuore.

Grazie molte Kueno.
Grazie a te e allo staff di VidaLatina Magazine per avermi dato l’opportunità di parlare di me e del mio lavoro.

Fernando Bum Bum Rodrigues

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